Roberto Campanerut | Biografia
15320
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-15320,mkd-core-1.1,ajax_updown_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,qode_popup_menu_push_text_top,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-13.1.2,qode-theme-bridge,transparent_content,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive

BIOGRAFIA


Tanto tempo fa e più precisamente il 28 maggio 1969 a Portogruaro, un paese sperduto della provincia di Venezia, nasceva un bimbo di nome Roberto Campanerut.
Fin da piccolo aveva dimostrato di avere una certa attrazione per tutto ciò che era dipinto infatti, passava il tempo libero della sua infanzia a disegnare e colorare con i pastelli. Per lui, un foglio di carta e una matita erano le chiavi d’accesso ad un mondo tutto suo, dove poteva esprimere liberamente ciò che aveva dentro e sentirsi così libero. I giorni, i mesi e gli anni passarono veloci e a tredici anni scoprì amaramente che il destino lo costrinse ad infrangere i suoi sogni riservandogli un indirizzo scolastico tecnico e nello specifico quello di perito elettronico. Portò a termine il compito che gli era stato assegnato e si diplomò nell’anno 1988 presso l’istituto I.P.S.I.A. di Portogruaro. Negli anni successivi, come un’anima in pena, passò da un lavoro ad un altro senza mai trovare pace.
Nel 1995 prese una decisione molto sofferta, quella di rinchiudere i suoi sogni in uno scrigno incominciando a lavorare in una vetreria attratto dall’ottima remunerazione economica. A gennaio del 2005, in attesa di un intervento chirurgico, decise di comperare un cavalletto, una tela e dei colori, incominciando così a fare prove di colore.
Nella mente del ragazzo fluivano ogni sorta di pensieri e titubanze perché fino ad allora mai usò il colore ad olio, sia per la mancanza di tempo, sia per la paura di confrontarsi con i suoi punti di riferimento (Caravaggio, Michelangelo, Tiepolo ecc. ).
Il tempo passava e finito il primo quadro comperò altre tele e altri colori continuando a dipingere nella piccola cucina del suo appartamento. Al ragazzo non importava che lo spazio per lavorare fosse piccolo, piccolo o se non c’era la luce giusta; a lui bastava perché poteva dipingere. Ben presto si accorse che era ritornato un po’ bambino, a quando la matita e un foglio di carta erano le chiavi d’accesso ad un mondo tutto suo, dove poteva esprimere liberamente ciò che aveva dentro.
Ben presto si accorse che il pennello ed il colore avevano rotto la serratura dello scrigno dove dieci anni prima aveva rinchiuso i suoi sogni. Ormai non riusciva più a smettere ed era impossibile per lui pensare ed un lavoro diverso dal dipingere. Il ragazzo ora è cresciuto e nel corso di questi anni si è sposato con una donna fantastica che gli ha donato due figli bellissimi.
Ciò che ama dipingere è il suo tempo, la realtà che vive e il bisogno di riflettere. Spesso non vuole che i suoi concetti e i suoi pensieri rimangano un qualche cosa di astratto o indefinito ma vuole esprimere un momento di riflessione attraverso un linguaggio figurativo e reale.

Un suo pensiero…

“L’amore e la felicità dovrebbero essere le uniche cose a cui attingere, ma spesso ci sfuggono perché siamo incapaci di definirle ed apprezzarle.
L’amore è quando ti senti talmente attratto da qualche cosa che poni in essa la dimora della tua anima. La felicità è una lucciola che racchiudi tra le mani una sera d’estate e con curiosità le apri delicatamente per sbirciare quella luce che palpita e che tanto ti attrae. La felicità è ammirare la vita e sorridere nel riaprire le mani per vedere un’emozione che si allontana per far spazio ad un’altra.”